I referenti diocesani del Servizio per la pastorale delle persone con disabilità si sono dati appuntamento a Ravenna per l'incontro annuale di verifica e programmazione.
Da giovedì 10 a sabato 12 luglio, tre giorni di lavoro e condivisione. Che sono stati anche l'occasione per visitare il ricco patrimonio artistico che la città emiliana custodisce. Impreziosito dal progetto "Ravenna Mosaici for All", pensato, appunto, per tutti, secondo i criteri di “accessibilità universale”.
Hanno preso spunto proprio dalle emozioni suscitate dalla visita a una di queste bellezze architettoniche, il Mausoleo di Galla Placidia, le parole conclusive che suor Veronica Donatello, responsabile del Servizio nazionale CEI per la pastorale delle persone con disabilità, ha rivolto ai partecipanti all'incontro. «Amo tantissimo la volta stellata di questo Mausoleo – ha detto suor Veronica – perché mi ricorda che siamo fatti per l'eternità. Credo che in questo anno abbiamo vissuto tutti dei momenti belli e al contempo di grande fatica. Allora è bello alzare lo sguardo e ricordarci per cosa siamo fatti. E poi, come dice Dante, di cui abbiamo visitato la tomba, qui a Ravenna, è "l'amor che move il sole e l'altre stelle". Ricordiamoci che siamo qui perché portatori di un volto, di una luce, che è il Signore Gesù Cristo, incarnato nella nostra storia. Siamo testimoni di un incontro».
Di seguito ripercorriamo i vari momenti che hanno caratterizzato questi tre giorni:
L'incontro è iniziato presso la SPIAGGIA DEI VALORI, a Punta Marina Terme (RA), dove l'associazione "Insieme a te" gestisce uno stabilimento balneare completamente accessibile, davvero per tutti, comprese le persone con disabilità motoria totale e/o con esiti da malattie neurodegenerative, come la SLA.
La spiaggia dei valori vede la presenza continua di operatori socio-sanitari. L'associazione si avvale della collaborazione di psicologi, logopedisti, medici, pedagogisti e infermieri. Ma soprattutto del supporto dei volontari. Dal 2018 oltre 2100 volontari e più di 50 gruppi (scout, parrocchie, scuole, ...) da tutta Italia hanno accompagnato gli ospiti. E le loro famiglie.
I referenti diocesani hanno raccontato le attività svolte durante l'anno pastorale nei rispettivi territori e annunciato quelle che promuoveranno nel prossimo. Anche suor Veronica Donatello ha ripercorso le iniziative che il Servizio nazionale CEI per la pastorale delle persone con disabilità ha promosso nell'ultimo anno. E dato appuntamento al Giubileo dei Giovani, che prevede due giorni di iniziative realizzate in collaborazione con il Servizio Disabilità.
La sera, visita alla Basilica di San Vitale e al Mausoleo di Galla Placidia (con i loro mosaici, anche in riproduzione tattile).
Di seguito, brevi estratti dagli interventi di alcuni dei referenti diocesani presenti.
Mariella Cirillo, diocesi di Salerno-Campagna-Acerno | «Noi ci siamo posti una domanda: perché quando proviamo a coinvolgere qualcuno nel settore della disabilità, ci viene sempre opposta la risposta: "Non lo so fare". Troppe responsabilità? No, paura. Abbiamo allora cercato di capire e siamo giunti alla conclusione che tutto questo timore nasce dalla NON CONOSCENZA della questione. Promuoviamo perciò un progetto attraverso il quale a partire dai ragazzi della scuola secondaria si possa costruire relazione. Relazione che nasce dal fatto di sapere che con una persona cieca ci si può parlare, con una persona sorda si può cercare un contatto di tipo diverso, con un ragazzo con una disabilità intellettiva si può condividere. Dobbiamo in qualche modo modificare il nostro approccio, ma si può. La Diocesi promuove questo progetto, per il momento in convenzione con cinque scuole. Proporremo delle testimonianze e dei laboratori insieme con l’Unione Italiana Ciechi, l’Ente Nazionale Sordi, con persone con disabilità e loro familiari, in maniera tale che da questo approccio concreto, umano, fisico si possa abbattere la barriera più pericolosa, quella dalla quale derivano tutte le altre: la barriera della non conoscenza».
Christian D'Angiò, diocesi di Ravenna-Cervia | «Con il progetto “Parrocchia a misura di ogni fragilità”, che promuoviamo in collaborazione con l'Ufficio Tutela Minori, facciamo un percorso all'interno delle parrocchie, delle comunità per ricordare che TUTTI SIAMO FRAGILI. E a partire proprio da questa fragilità, abbiamo allargato lo sguardo e riflettuto su come renderci comunità accoglienti, inclusive. Perché nessuno sia lasciato indietro, escluso, fuori dalla comunità e dalla liturgia».
Don Giorgio Del Vecchio, diocesi di Ascoli Piceno | «È fondamentale formare le persone sul tema dell’accessibilità, aiutandole a comprendere che ACCESSIBILITÀ NON È SOLO la lingua dei segni o una rampa che si affianca alle scale. Ad esempio, pensiamo a un ragazzo nello spettro autistico: un ambiente con luci al neon molto forti o con tante immagini può risultare poco accessibile per lui. A volte si tratta di piccoli dettagli, ma le persone non ne sono consapevoli. L’accessibilità, poi, riguarda anche il modo in cui includiamo tutti nei percorsi pastorali o nelle proposte formative. Quando pensiamo a un incontro, un'iniziativa, dobbiamo chiederci: è davvero accessibile a tutti? È pensato anche per famiglie con vissuti diversi? Per rendere davvero accessibili le nostre proposte, dobbiamo coinvolgere direttamente le persone a cui ci rivolgiamo. Non possiamo progettare “per” loro senza farlo “con” loro. È solo con la partecipazione attiva di tutti che possiamo costruire inclusività».
Claudia Filippo, diocesi di Monreale | «Le parrocchie si rivolgono sempre più al nostro Ufficio diocesano perché stanno prendendo consapevolezza che nelle loro comunità… ESISTONO LE PERSONE CON DISABILITÀ. Non esagero: prima non era così scontato che lo sapessero. Non aiutava in questo senso la mentalità di alcune famiglie che, ad esempio, non portavano il familiare in parrocchia per paura che disturbasse. Oggi sta nascendo una mentalità nuova che dice che la persona con disabilità è parte integrante della comunità. E quindi può svolgere all'interno di essa un servizio, può avere un ruolo. Abbiamo lavorato tanto su questo, ci siamo resi presenti come Ufficio in varie iniziative e abbiamo reso presenti le persone con disabilità. Nel frattempo abbiamo fatto formazione agli operatori pastorali. E puntato sulla comunicazione attraverso corsi di CAA, di LIS, …».
Monica Rivaroli, diocesi di Ferrara-Comacchio | «Il progetto “Dolci e carezze” è ideato e pensato da “Lo Specchio”, un'associazione di genitori di ragazzi con disabilità ormai grandi. Questi ragazzi si recano presso le abitazioni di persone anziane, spesso sole, e trascorrono con loro un pomeriggio. Il progetto fa dunque incontrare diverse generazioni e getta un PONTE TRA FRAGILITÀ. Coinvolgendo inoltre più realtà: i ragazzi portano sempre nelle case delle persone anziane dei dolci realizzati da un’altra associazione e sono accompagnati da tutor formati da un’altra associazione ancora. Tutor che li aiutano a prendere l’autobus, ad arrivare presso le abitazioni. Stanno insieme un po’: gli anziani raccontano poesie, maestri in pensione ricordano episodi accaduti a scuola, qualcuno tira fuori l'album delle foto. I ragazzi raccontano invece la loro quotidianità».
Don Mauro Santoro, diocesi di Milano | «Per dirla in un altro modo, il mio più grande desiderio è che la Consulta diocesana “Comunità cristiana e disabilità – O tutti o nessuno”, di cui sono presidente, … muoia, perché vorrà dire che finalmente non ci sarà più bisogno di un ente che solleciti gli uffici di curia della diocesi a un’attenzione costante nei confronti della disabilità, vorrà dire che QUESTA ATTENZIONE FARÀ PARTE DELLA CULTURA di ogni ufficio pastorale. Per questo cerchiamo di non proporre iniziative già pensate, strutturate, ma cerchiamo di invitare gli altri uffici a pensarle insieme, realizzarle insieme».
Maria Rosaria Duraccio, diocesi di Vallo della Lucania | «Compito del Servizio per la pastorale delle persone con disabilità è sostenere il Progetto di vita anche all'interno delle comunità parrocchiali. Per questo lo scorso mese di giugno abbiamo organizzato un convegno a cui hanno partecipato l'assessore alle politiche sociali della regione Campania e vari sindaci. La nostra provincia, Salerno, è tra quelle che stanno sperimentando il PROGETTO DI VITA. CHE È UN DIRITTO. Ma moltissime persone con disabilità non ne hanno ancora consapevolezza. Ed è quindi necessario informarle, metterle in grado di riprogettare, di ripensare il loro futuro e non vivere solo sul presente. Serve dare una mano a sviluppare il loro empowerment e quello delle rispettive famiglie».
Donatella Belli, diocesi di Jesi | «Serve più che mai formarsi alla relazione, imparare a stare insieme. Parte da lì IL RISPETTO DELLA PERSONA E DELLA SUA UNICITÀ. Ogni persona è diversa da un’altra, ciascuna con le proprie fragilità. Che vanno rispettate. La fragilità dell'altro aiuta a capire quanto siamo diversi: per me un determinato aspetto risulta essere un problema, per te il problema è un altro. Se mettiamo in relazione questi due problemi può venire fuori qualcosa di bello, ci si può aiutare reciprocamente a superarli».
Don Simone Franchin, diocesi di Rimini | «Spesso accompagno le famiglie che hanno un figlio disabile con prognosi infausta. Questo significa stare accanto prima, durante e soprattutto dopo la morte della persona. Si tratta di assicurare presenza costante e far comprendere a questi genitori IL SENSO DI QUELLO CHE HANNO VISSUTO, cercare di far loro esternare ciò che pensano. Bisogna fare in modo che i genitori si mettano a nudo rispetto a quello che stanno vivendo; da lì partire a significare la vita dentro una dimensione spirituale, per poi arrivare all’aspetto più concreto, del vivere quotidiano».
Cristina Borlotti, diocesi di Bergamo | «Proporremo ai giovani dei vari oratori di vivere delle esperienze che durino nel tempo. Stiamo organizzando dei percorsi dentro le strutture per persone con disabilità del territorio e QUESTI GIOVANI ACCOMPAGNERANNO ALCUNE ATTIVITÀ per un po’ di mesi. Poi rileggeremo insieme queste esperienze. Parallelamente lavoreremo con le società sportive attraverso il progetto “I due piedi sinistri”. Faremo un lavoro culturale con gli allenatori, ma non con l’obiettivo di invitarli ad attivare società dedicate alle persone con disabilità, bensì per fare in modo che in quelle stesse società trovino spazio anche i bambini con disabilità».
Preceduti dalla Santa Messa, concelebrata da S.E. Mons. Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo di Ravenna-Cervia, e dai sacerdoti referenti diocesani, i gruppi di lavoro, raccolti sotto un titolo che richiama un romanzo di Conrad: "La linea d'ombra". Puntuali in chiusura le conclusioni di suor Veronica Donatello, che ha lanciato alcuni tra i prossimi appuntamenti:
Prima dei saluti finali, i referenti diocesani e gli operatori del Servizio nazionale CEI per la pastorale delle persone con disabilità, si sono regalati una visita alla Basilica di S. Apollinare Nuovo.

