Claudio Imprudente

Edizioni la meridiana | 2024 | Pagine: 160
«L’uso delle parole, la creazione di nuovi sillogismi può produrre un cambiamento culturale che allontana la disabilità da un’immagine negativa o pietistica, legata solo ed esclusivamente a una condizione di fragilità. Le persone con disabilità hanno un ruolo fondamentale in questo cambiamento».
"Scritti imprudenti. Idee e riflessioni intorno alla disabilità" raccoglie una selezione degli articoli che l’autore ha scritto per il "Messaggero di Sant’Antonio" dal 2007 fino a oggi.
Leggere questi contributi uno dietro l’altro è come ripercorrere la storia della disabilità in Italia negli ultimi anni, toccando i temi principali che hanno contraddistinto il dibattito pubblico: l’inclusione a scuola e nella società, i pregiudizi e gli stereotipi che riguardano le persone con disabilità, il corpo e i sentimenti, l’immagine veicolata dai mass media e dalla pubblicità.
Ogni testo è scritto con uno stile “imprudente”, ovvero con il tocco leggero e ironico che da sempre contraddistingue gli interventi di Claudio Imprudente.
Claudio Imprudente è scrittore, giornalista e parte di un’équipe di formatori sul tema della diversità. L’Alma Mater Studiorum Università di Bologna, nel maggio 2011, lo ha insignito della laurea “ad honorem” in Formazione e Cooperazione.
Presidente onorario del Centro Documentazione Handicap di Bologna, ha ideato il Progetto Calamaio, che propone percorsi formativi al mondo della scuola e del lavoro. È uno dei fondatori della comunità di famiglie Maranà-tha.
I libri di accaParlante si occupano di accessibilità non solo fisica, ma anche alla comunicazione, alla conoscenza, al fare e al saper fare, alla relazione con la diversità.
La collana, naturale evoluzione della rivista "HP-Accaparlante" del Centro Documentazione Handicap di Bologna, propone approfondimenti di taglio divulgativo ed esperienziale ed è uno strumento necessario per educatori, operatori sociali e insegnanti. Per chi ha a che fare direttamente o indirettamente con la disabilità, ma anche per chi pensa di non averne bisogno.
Perché il lavoro culturale da fare è convincerci insieme che la disabilità non riguarda solo una categoria di cittadini ma è questione che riguarda la comunità tutta.