A sinistra: la cover del podcast "Non è Francesco". A destra, dall'alto in senso orario: Alessandro Saccomandi, suor Veronica Donatello, Franco Cardini, Davide Rondoni.
Da "Avvenire" del 18 luglio 2026:
«C’è un San Francesco da cartolina: gli uccellini, il lupo diventato buono, il presepe, il santo poverello addolcito dalla devozione. E poi c’è Francesco d’Assisi: un uomo del Medioevo, figlio di un’epoca segnata da guerre, conflitti religiosi, tensioni sociali e scelte radicali. È nella distanza tra queste due immagini che nasce "Non è Francesco", il podcast che "Avvenire" ha realizzato con la partecipazione di Franco Cardini, suor Veronica Donatello, Davide Rondoni e il patrocinio di Fondazione Cariplo. Un percorso attraverso fonti, biografie, tradizioni e racconti popolari, pensato non per smontare la leggenda, ma per comprenderla e ritrovare un Francesco umano, concreto e inquieto. Il titolo indica proprio questo scarto. "Non è Francesco" quella figura innocua costruita nei secoli, il pacifista contemporaneo proiettato nel XIII secolo, l’ambientalista ante litteram o il protagonista di una favola edificante. O, almeno, Francesco non è soltanto questo.
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Il compito di suor Veronica Donatello in ogni episodio è quello di portare le storie e le figure raccontate dentro le ferite del presente, mostrando come il Vangelo possa ancora diventare carne viva.
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San Francesco parla agli uccelli. Le rondini tacciono. Un pesce torna nell’acqua e resta fermo ad ascoltarlo. Gli agnelli vengono riscattati in cambio di un mantello. I vermi sono tolti dalla strada perché non vengano schiacciati. Fiori, pietre, vento, acqua e fuoco diventano fratelli e sorelle. Sono alcune delle immagini più celebri della tradizione francescana. Immagini che, nei secoli, hanno trasformato Francesco nel santo gentile della natura, nell’uomo circondato dagli animali, quasi nel protagonista di una favola edificante. Ma dietro questa devozione apparentemente ingenua si nasconde una delle visioni teologiche più radicali del Medioevo. In questo episodio cerchiamo di capire che cosa significhi davvero, per Francesco, chiamare fratello il mondo
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San Francesco arriva a Greccio nella notte di Natale del 1223. Non chiede attori, non vuole Maria e Giuseppe, non domanda neppure che venga rappresentato il Bambino. Chiede soltanto del fieno, una greppia, un bue e un asino vivi. Poi parla. E parla con una forza tale che qualcuno, tra la folla, crede di vedere un bambino che in realtà non c’è. Greccio, raccontano le fonti, diventa una nuova Betlemme. È da questa scena, familiare eppure sorprendente, che prende avvio la terza puntata di "Non è Francesco". Il viaggio prosegue dentro uno degli episodi più celebri e più fraintesi della vita francescana: l’invenzione del presepe.
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Damietta è assediata. La quinta crociata stringe la città egiziana in una morsa di guerra, fame e paura. Da una parte gli eserciti cristiani, dall’altra i musulmani. In mezzo, il fango, il ferro, la morte. Dentro questo scenario Francesco sceglie una direzione opposta: attraversa il fronte ed entra nel campo del nemico. Non è un diplomatico, non è un condottiero, non è un eroe moderno del dialogo. È un uomo disarmato che prende il Vangelo così sul serio da sfidare la logica stessa della guerra. Che cosa cercava davvero Francesco davanti al sultano? Una conversione? Un martirio? Un incontro? Una provocazione evangelica? Franco Cardini ci aiuta a distinguere la storia dalla leggenda, e la radicalità del gesto dalle letture troppo comode che ne abbiamo fatto dopo.
Di seguito una riflessione di suor Veronica Donatello, pubblicata nel quotidiano "Avvenire" di sabato 18 luglio 2026:
«Viviamo in un tempo in cui il podcast è diventato uno dei linguaggi più amati. Probabilmente perché restituisce qualcosa che, nell'epoca della comunicazione continua e dei social network, rischiamo di perdere: il tempo dell'ascolto. La voce crea una relazione intima, quasi personale. Chi racconta entra nelle nostre case, nelle nostre automobili, nelle passeggiate quotidiane. Si crea una complicità discreta tra chi parla e chi ascolta.
Eppure, questa esperienza, che per molti è così naturale, non è accessibile a tutti. Da qui nasce una domanda semplice, ma decisiva: che cosa significa raccontare una storia senza escludere? La risposta non è semplicemente "tradurre". Significa ripensare il modo stesso di comunicare. Significa riconoscere che ogni persona ha diritto di entrare nella narrazione attraverso il linguaggio che le permette di partecipare.
Per questo motivo il podcast "Non è Francesco", dedicato agli 800 anni della morte del Santo, non è soltanto una serie di episodi da ascoltare. È un progetto che vuole allargare e provocare la comunità degli ascoltatori, rendendo possibile la partecipazione anche alle persone sorde attraverso la Lingua dei Segni Italiana (LIS) e la sottotitolazione.
Quando un contenuto nasce pensando anche a chi comunica in modo diverso, quel contenuto diventa migliore per tutti. Diventa più chiaro, più essenziale, più capace di raggiungere le persone.
In fondo è ciò che ha fatto anche san Francesco: ha scelto il linguaggio che le persone del suo tempo potevano comprendere. Ha parlato con immagini, racconti, gesti concreti. Come Gesù che ha narrato in una narrazione vicina alla vita quotidiana, accessibile agli uomini e alle donne del suo tempo.
Oggi la sfida è la stessa. Non basta avere qualcosa di bello da raccontare; occorre chiedersi chi rischia di rimanerne escluso. L'accessibilità ci invita proprio a questo cambio di prospettiva: non domandarci come adattare una persona al nostro modo di comunicare, ma come rendere la comunicazione capace di raggiungere ogni persona.
Le puntate dedicate a san Francesco vogliono essere un piccolo segno di questa visione. Se il podcast è il linguaggio dell'intimità e dell'ascolto, allora deve poter diventare anche il linguaggio dell'inclusione.
Un modo ancora più autentico per celebrare gli ottocento anni di san Francesco è forse proprio questo: continuare a costruire una comunicazione che sappia parlare a tutti, perché ciascuno possa sentirsi parte della stessa storia».