Il documento restituisce uno spaccato prezioso del lavoro delle Caritas diocesane in un periodo segnato da fragilità profonde. La pandemia da Covid-19 ha infatti colpito duramente le persone con disabilità: interruzione delle cure, sospensione dei percorsi educativi e riabilitativi, isolamento sociale, perdita di opportunità lavorative e relazionali. In questo contesto, i progetti sostenuti dall’8xmille hanno rappresentato per molti un argine concreto alla solitudine e all’esclusione.
Nel triennio considerato sono stati analizzati 64 progetti realizzati in 34 diocesi italiane, con un investimento complessivo di quasi 5 milioni di euro. Le iniziative hanno riguardato soprattutto il supporto socio-educativo, la salute e il lavoro, con un’attenzione crescente allo sviluppo dell’autonomia personale e all’inclusione sociale. Un dato significativo riguarda il forte radicamento nei territori del Sud e delle Isole, dove spesso la Caritas ha dovuto supplire alle carenze del sistema pubblico dei servizi.
Tra le pagine del report trovano spazio anche alcune esperienze virtuose, come:
Storie diverse, unite da un unico filo: la scelta di mettere al centro la persona, non la sua fragilità.
Accanto ai punti di forza emergono anche alcune sfide aperte, come la necessità di una maggiore formazione dei volontari, l’urgenza di investire sull’accessibilità digitale, il bisogno di una progettazione sempre più personalizzata e sostenibile nel tempo. Ciò che emerge con chiarezza è una presa di consapevolezza nuova, un passaggio dall’assistenzialismo a un modello che riconosce la persona, ogni persona, come protagonista della propria vita.
Don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana: «Le pagine di questo lavoro provano a dischiudere l’orizzonte su un futuro da costruire insieme. D’altronde, includere significa accogliere le differenze come ricchezza, riconoscere che ciascuno è un dono che attende di essere custodito dalla comunità».
Le Caritas diocesane accompagnano percorsi di vita, costruiscono relazioni significative e promuovono comunità inclusive, promuovono appartenenza. L’inclusione, ricorda ancora il Rapporto, non è un’aggiunta successiva, ma un modo di pensare e progettare “per tutti, fin dall’inizio”.
“Senza più ostacoli” diventa allora anche un invito a guardare avanti, stimolando l’importanza di costruire alleanze, rafforzare le reti, promuovere una cultura dell’ascolto e della corresponsabilità.